Modus vivendi
Pubblicato il 01.09.2008 in Babau, Cronache_Terrestri da R* || 2 Commenti
Mi e’ capitato tra le mani questo libro, Modus Vivendi . Inferno e utopia del mondo liquido, di Baumann. Abbiamo citato altre volte questo autore nei post di cavallette, in particolare pero’ in questo libro c’e’ un primo capitolo dal titolo “La vita liquida moderna e le sue paure”, che sembra fatto su misura per interpretare il periodo che stiamo vivendo. Vi riporto il bignami sintetico, le parti che ho sottolineato leggendolo, perche’ ve ne possiate giovare. Giovare non gioire perche’ non c’e’ molto di cui esser felici.
La paura ci spinge ad un atteggiamento difensivo. Una volta assunto, esso da immediata concretezza alla paura. Sono le nostre reazioni che trasformano gli oscuri presagi in realta’ quotidiane…
Sembra che le nostre paure siano diventate capaci di perpetuarsi e rafforzarsi da se’, come se avessero acquistato slancio di per se’ e potessero continuare a crescere attingendo esclusivamente alle loro risorse. Quest’apparente autosufficienza e’ ovviamente soltanto un’illusione.
Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita e’ notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le societa’ che li offrono, la posizione di cui godiamo nella societa’ in generale e l’autostima e la fiducia in noi stessi che ne conseguono. Il progresso un tempo manifestazione piu’ estrema dell’ottimismo radicale e promessa di felicita’ universalmente condivisa e duratura, si e’ spostata all’altra estremita’ dell’asse delle aspettative, connotata da distopia e fatalismo: adesso progresso sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua…
Invece di grandi aspettative e sogni d’oro, il progresso evoca un’insonnia piena di incubi di “essere lasciati indietro”, di perdere il treno, o di cadere dal finestrino di un veicolo che accellera in fretta.
Incapaci di fare rallentare il ritmo sbalorditivo del cambiamento, e tanto meno di prevederne e controllarne la direzione, ci concentriamo sulle cose che possiamo (o crediamo di potere, o ci hanno garantito che possiamo) influenzare…
Siamo tutti presi a spiare i “sette segnali del cancro”, o i “5 segnali della depressione”, o a esorcizzare lo spettro della pressione alta…
In altre parole cerchiamo dei bersagli di riserva sui quali scaricare l’eccesso di paura esistenziale che non riesce a sfogarsi in modo naturale.
Lo spettro del degrado sociale dal quale lo stato sociale giurava di proteggere i suoi cittadini viene sostituito nella formula politica dello “stato dell’incolumita’ personale”, dalle minacce rappresentate da un pedofilo in liberta’, da un serial killer, da un mendicante invadente, da un rapinatore, da un malintenzionato furtivo, da un avvelenatore, da un terrorista o meglio ancora da tutte queste minacce riunite in un’unica figura, quella dell’immigrato clandestino, dal quale lo stato moderno nella sua piu’ recente incarnazione promette di difendere i suoi sudditi.
In un periodo in cui tutte le grandi idee hanno perso credibilita’, la paura di un nemico fantasma e’ tutto quello che e’ rimasto ai politici per conservare potere.




grazie dell’estratto, comprero’ sicuramente il libro.
Baumann non delude, anche se non ci vuole questo grande sociologo per capire che le paure agitate sono un buon metodo di controllo sociale.
Direi l’unico per far accettare l’inaccettabile.
Il problema e’ sempre il solito, che fare?
well, it will be so in the future, until people change tactics and start to kick authority back in better way.