living paranoia
Pubblicato il 21.08.2008 in Babau, Cronache_Terrestri da R* || 3 Commenti
Le persone a volte si innervosiscono per nulla. Un tizio nei pressi di Bergamo credeva lo spiassero mentre prendeva il sole e da un po’ di giorni con una scacciacani tirava su chi passava vicino alla sua improvvisata postazione tintarella. Sentirsi spiati non e’ strano nel nostro buffo mondo. Chissa’ quanto dovremo aspettare per leggere “tira una bomba a mano al vicino di casa finanziere, si sentiva spiato mentre scaricava musica da internet”, “aggredisce turisti sotto casa, era convinto gli rubassero la connesione wifi”, “pesta a sangue commerciale infostrada, sospettava gli leggessero la posta”. Premesso che io nutro una certa antipatia per tutte e tre le categorie di persone sopra citate e quindi non mi cruccero’ delle loro future disgrazie, ma nella nostra societa’ di consumo e profiling, il sentirsi spiati e’ una paranoia diffusa. All’hackmeeting a roma mi ricordo distintamente di una coppia di quarantenni che mi intorto’ per 30 minuti buoni sul fatto che il loro telefono era sicuramente sotto controllo e che io li dovevo aiutare. Credo fossi in una serata di insolita socievolezza e ressi la conversazione con della inutile fuffa e complice non so quale sostanza avessero ingerito si bevvero tutto e se ne andarono soddisfatti. Un’altra volta mi deliziai di una macchietta piu’ classica: uno sfattone di zona con parecchia, ma parecchia proprio, bamba in corpo, che in maniera assolutamente delirante, ma di un delirio assolutamente lucido e convincente ti avvicinava ammiccando “La vedi quella coppia in macchina ? Lo sai vero che ci stanno ascoltando ? Non posso tornare a casa, ci sono troppi microfoni, troppi microfoni. E mi spostano le cose quando sono fuori casa, e’ tutto in disordine, capito ? per aria”. Anche philip k. dick asseriva che entravano in casa sua quando non c’era, torquato tasso diceva che i folletti gli mettevano in disordine la dimora.
La patologia del secolo nella societa’ del panopticum doveva essere la paranoia, nei nostri anni invece di post tutto, la schizofrenia appariva piu’ adatta. Le cosidette psicopatologie ci dicono in realta’ molto del nostro mondo, piu’ di quanto ci rivela la cosidetta normalita’. Il caos, il disordine che portano con se’ sono un modo per leggere e “immaginare la vita attraverso una prospettiva deformata e tormentata”.
La norma, intesa sia come cio’ che e’ a misura e cio’ che e’ ideale, partorisce la normalita’. Una sorta di criterio quantitativo per definire quello che ci attendiamo dall’esistenza. Si tratta appunto solo di quantita’. Il tipo che spara perche’ si sente spiato e’ oltre, se pero’ sei disposto ad attenerti ad una modica quantita’ di psicosi rientri nella norma, sopratutto se sei disposto a lenirla a pilloline e psicofarmaci, o scaricarla sullo spauracchio autorizzato di turno.
La normalita’ e’ qualcosa di molto sottile, che passa ad esempio, tra le strisce che scorrono sotto i telegiornali. L’altro giorno davano notizia di 3 stupri in diverse localita’ italiane, per ciascuno di essi venivano indicati numero e nazionalita’ di provenienza degli uomini arrestati. La cosa suonava come “stupro a torino, arrestato un italiano, stupro a vicenza arrestati due equadoriani” e via cosi’. Che cosa aggiunge la nazionalita’ ? Cioe’ perche’ non c’era scritto “arrestato un avvocato, arrestato un falegname”, perche’ l’altra formula aggiunge qualcosa ? L’indicazione va in un verso preciso, serve a normalizzare la psicosi del momento, lo spauracchio razziale. Lo giustifica, restituendolo alla dignita’ della norma. Si parla di stupro ? E’ normale chiedersi per prima cosa: ma lo stupratore di che nazionalita’ era ? Si potrebbero fare delle statistiche anche, tipo la classifica degli stupri in Italia divisi per nazionalita’ dello stupratore e vedere chi vince. Non e’ difficile, siamo in Italia, saranno italiani. Cosi’ anche la sinistra bene potra’ dire “Vedi non e’ che gli immigrati vengono qui a stuprare le nostre donne, e comunque noi ci s’ha sempre la prima scelta”, avvallando di fatto questa mentalita’ razzista, che sta spopolando nel nostro bel paese, e riesce mirabilmente a spostare i problemi su un piano di non sense. Se dicessi “arrestato uomo con le unghie lunghe”, o “arrestata donna con lo smalto verde”, il non sense sarebbe evidente, cosi’ invece e’ abilmente mascherato da dato di un certo interesse.
Questo credo sia il meccanismo con cui viene spostata la soglia della psicosi nella normalita’ e viceversa.




“La normalita’ e’ qualcosa di molto sottile, che passa ad esempio, tra le strisce che scorrono sotto i telegiornali.” ti faccio un applauso sbattendo la tastiera contro il monitor.
l’ultima che ho sentito è la disparità fra gli “ospiti” stranieri nelle carceri, al nord
e al sud, e nessuno che abbia parlato di integrazione…
l’alienazione penso sia parte integrante della vita di tutti, ed essere presunti ‘normali’ è semplicemente cedere ed adattarcisi.
La norma, intesa sia come cio’ che e’ a misura e cio’ che e’ ideale, partorisce ogni forma di patologie.